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OPERAZIONE CARAVAGGIO

NATIVITÀ CON I SANTI
LORENZO E FRANCESCO
D’ASSISI
(1600)

Rubato a Palermo da esponenti mafiosi

Caravaggio, I Bari (1594)
Caravaggio, Crocifissione di San Pietro (1600-1601)
Caravaggio, Martirio di Sant'Orsola (1610)

LA "NATIVITÀ":
CARAVAGGIO
E LA SUA VITA
DI LUCI E OMBRE

Caravaggio è uno degli artisti più noti e apprezzati
di tutta la storia dell’arte. Le sue opere sono famose
in tutto il mondo e la sua vita tormentata fatta di eccessi,
misteri e oscuri episodi di sangue l’ha reso una vera
e propria leggenda senza epoca.

Definito maestro di luci e ombre, Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, è un rivoluzionario del panorama artistico a cavallo tra XVI e XVII secolo, che ha saputo rinnovare la pittura divenendo unico nel suo genere.
Nelle sue opere la luce si articola su un unico piano di forte
intensità e corposità, mentre l’ombra è dosata su piani
molteplici. Molte volte l’artista costituisce un fondo molto
scuro durante la preparazione della tela, diventando,
di fatto, la base per rappresentare al meglio l’oscurità
impenetrabile delle sue opere. Altre volte, l’ombra è resa
dalla stesura di velature dipinte sulle parti più scure,
oppure da gradazioni di nero dipinte con la stessa
intensità dei toni chiari, creando così
un contrasto tonale opposto.

Caravaggio, I Bari (1594)
Caravaggio, Crocifissione di San Pietro (1600-1601)
Caravaggio, Martirio di Sant'Orsola (1610)
Veduta dell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, con la "Natività" di Caravaggio
Veduta dell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, con la "Natività" di Caravaggio
Veduta dell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, con la "Natività" di Caravaggio

In quest’opera si ritrova tutto lo stile inconfondibile di Caravaggio che realizza una “Natività” di magnifica compiutezza e sensibilità.
Il quadro è una rappresentazione umana di Gesù bambino con la madre. Non conosciamo l’esatta datazione dell’opera. Alcuni storici sostengono che la “Natività” appartenga al periodo romano di Caravaggio e che quindi il quadro sia stato successivamente spostato a Palermo, mentre c’è chi pensa che l’opera sia stata prodotta
nel suo breve periodo siciliano del 1609 e dunque creata sull’isola dopo la fuga da Malta.

L’opera è stata esposta all’interno dell’Oratorio
di San Lorenzo a Palermo fino al 1969, anno in cui
è stata trafugata ed è scomparsa per sempre.

Veduta dell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, con la "Natività" di Caravaggio
Veduta dell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, con la "Natività" di Caravaggio
Veduta dell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, con la "Natività" di Caravaggio
Kate Bryan, Storica dell'Arte
Veduta dell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, dopo il furto della "Natività" di Caravaggio
Veduta dell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, dopo il furto della "Natività" di Caravaggio
Il telaio originale della "Natività" di Caravaggio
Particolare del telaio originale della "Natività" di Caravaggio

IL CAPOLAVORO NELLE MANI DELLA MAFIA

Palermo,1969. Nella piovosa notte tra il 16 e il 17 ottobre
all’interno dell’Oratorio di San Lorenzo, degli ignoti entrano
dalla malferma porta d’ingresso, chiusa soltanto dalla
vecchia serratura a saliscendi. Una volta entrati, davanti
a loro, si erge la grande tela della “Natività” che in poco
tempo viene tolta dalla cornice, staccata dal telaio
e avvolta su sé stessa per poi sparire per sempre.

Dopo quella notte l’opera è diventata uno dei dieci quadri
più ricercati al mondo e le teorie sulla sua sparizione
si sono susseguite senza mai a portare a una vera
risoluzione del caso.

Veduta dell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, dopo il furto della "Natività" di Caravaggio
Veduta dell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, dopo il furto della "Natività" di Caravaggio
Il telaio originale della "Natività" di Caravaggio
Particolare del telaio originale della "Natività" di Caravaggio
Il pentito di mafia Marino Mannoia parla per la prima volta del furto della "Natività" di Caravaggio, durante il processo di Andreotti
Il mafioso Stefano Bontade ucciso dai corleonesi durante la guerra tra clan, esplosa in Sicilia nel 1981
Il capomafia corleonese Totò Riina implicato nel furto del quadro

Le versioni sono molte e alcune teorie sono più verosimili di altre. Un dettaglio però accomuna le varie ipotesi: qualunque fine abbia fatto il quadro, il furto è stato di stampo mafioso. Secondo il pentito di mafia Marino
Mannoia, il dipinto è stato rubato per essere venduto,
ma infine è stato distrutto a causa di un mancato affare
con l’acquirente. Altri, invece, sostengono che il quadro
sia passato di mano in mano tra le famiglie mafiose
e che fosse usato come simbolo di potere durante
i summit della malavita. Altri ancora, ritengono che l’opera
sia andata perduta per sempre finendo in pasto ai maiali,
bruciato o addirittura, secondo il giornalista inglese
Peter Watson, distrutto nel terremoto dell’Irpinia
nell’ambito di uno scambio che avrebbe coinvolto
mafia e camorra.

Da quella notte di quasi 50 anni fa, in molti
hanno speculato sulla sparizione di questo capolavoro,
alimentando il suo mito.
Nonostante i costanti avvistamenti e le segnalazioni, finora senza un fondo di verità, la “Natività” di Caravaggio è ancora oggi lontana dal luogo in cui era originariamente esposta.

Il pentito di mafia Marino Mannoia parla per la prima volta del furto della "Natività" di Caravaggio, durante il processo di Andreotti
Il mafioso Stefano Bontade ucciso dai corleonesi durante la guerra tra clan, esplosa in Sicilia nel 1981
Il capomafia corleonese Totò Riina implicato nel furto del quadro
Pietro Grasso, Ex Presidente del Senato
Dettaglio del quadro
Il viso di Maria in bianco e nero

LA RINASCITA E IL RITORNO

Per la rimaterializzazione de “La Natività” di Caravaggio il Team di Factum Arte è partito da una foto a colori di 127x102mm scattata nel 1967 da Enzo Brai.
Il file è stato modificato per corrispondere alle dimensioni
del dipinto e stampato con una risoluzione di 254dpi.
Successivamente, attraverso l’uso di particolari filtri
di Photoshop è stato possibile rimuovere rumore, aloni,
evidenza della grana della pellicola, polvere digitale
e altre manipolazioni per ottenere così un file,
stampato poi in scala 1:1.

Il Team di Factum Arte ha poi attinto alle innumerevoli
informazioni di cui era già in possesso per aver lavorato
alla rimaterializzazione di tre opere del Caravaggio:
la Vocazione di San Matteo, il Martirio di San Matteo
e San Matteo e l’Angelo. I particolari di questi dipinti
erano stati registrati nel corso di due diverse fasi.
Prima le opere erano state fotografate in piccole sezioni
di immagini 1:1 a 700dpi, che sono in un secondo momento
state unite digitalmente tra loro in un unico file.

Dettaglio del quadro
Il viso di Maria in bianco e nero
Dettagli di varie sezioni del quadro
Controllo di dettagli sulla rimaterializzazione di Factum Arte
Prove e materiali per la rimaterializazione nello studio di Factum Arte

Durante gli studi sui tre dipinti della Cappella Contarelli
in San Luigi dei Francesi gli studiosi di Factum Arte
avevano inoltre elaborato accurate scale cromatiche
capaci di garantire l’esattezza delle sfumature,
dei toni e dei colori. Queste informazioni si sono rivelate
indispensabili per la rimaterializzazione della “Natività“.

Il team ha altresì carpito una serie di informazioni
essenziali sui segni del pennello e sul carattere
della superficie, dall’immagine fotografica in bianco
e nero su lastra realizzata durante l’ultimo restauro
dall’Istituto Superiore per la Conservazione
ed il Restauro.
Le immagini dell’ISCR e quelle a colori e ad alta risoluzione
di San Luigi dei Francesi sono state integrate e di seguito
mappate sulla fotografia di Enzo Brai. Così facendo,
sono emerse le robuste e caratteristiche pennellate di Caravaggio e lavorando sui livelli di contrasto e luminosità è stato possibile identificare alcuni particolari che sembravano essere andati persi.

Dettagli di varie sezioni del quadro
Controllo di dettagli sulla rimaterializzazione di Factum Arte
Prove e materiali per la rimaterializazione nello studio di Factum Arte
Peter Glidewell , Esperto d'arte
Factum Arte usa sofisticate tecnologie per la ricostruzione
Varie prove nello studio di Factum Arte a Madrid
Stampe di prova di "Natività"
Processo di stampa del quadro ricostruito

Per garantire alla rimaterializzazione la gamma tonale
e la densità di colore corrette sono state utilizzate
le ampie annotazioni cromatiche ottenute dal lavoro
sui dipinti di San Matteo. Le informazioni sul colore
sono state riversate digitalmente sull’opera e stampate
fino a quando non si è trovata la perfetta corrispondenza
con i campioni cromatici.

Per riempire alcune lacune nei dati e per conferire
materialità alla fotografia sono stati compiuti
degli interventi manuali eseguiti su una stampa
su tela 1:1 usando colori ad olio. Questi sono stati
poi ri-fotografati ad alta risoluzione in scala 1:1
a 600dpi con una testata Clauss “pan e tilt”
e con una macchina fotografica dotata di obiettivo
da 600mm. Una volta verificati i colori,
confrontandoli con i campioni realizzati, il team
ha preparato la tela ricoprendola con uno strato
di colla animale e poi con una mestica oleosa.
Questa è stata prima stampata con un file lineare
derivato dall’originale in scala 1:1, creando una traccia
che è stata usata per posizionare la texture
sulla superficie del dipinto, così da imitare
il metodo specifico di preparazione della tela
utilizzato da Caravaggio e raggiungere il livello
di rilievo di alcune aree bianche.
Infine, l’opera è stata stampata digitalmente e trasportata
a Palermo dove la tela è stata stesa, verniciata
e ricollocata nella sua cornice originale dell’Oratorio
di San Lorenzo.

Factum Arte usa sofisticate tecnologie per la ricostruzione
Varie prove nello studio di Factum Arte a Madrid
Stampe di prova di "Natività"
Processo di stampa del quadro ricostruito
Bernardo Tortorici di Raffadali, Ass. Amici Musei Siciliani

LA NATIVITÀ CON I SANTI
LORENZO E FRANCESCO D’ASSISI
RIMATERIALIZZATA

Ricostruzione digitale de “La Natività” con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi (1600) di Caravaggio
2017 Gesso e pigmento su tela
Rimaterializzazione a cura di Factum Arte